giugno 19, 2009

La seconda tentazione di Loki, racconto, Grivian


Il trono era vuoto.

Le foglie vi si posavano sopra e le tende degli alloggi di Erindol rimanevano sempre più ferme e immobili. Nel popolo, tra i suoi fratelli, egli sentiva che qualcosa non era più come prima.

Le notti ora erano più lunghe. I sorrisi più rari. Le finestre erano chiuse ben prima dell'arrivo dell'inverno o della luna. I canti ora iniziavano a essere malinconici come se l'assenza di Erindol facesse disperare gli animi.

In fondo son come un gregge.

Il trono rimaneva vuoto, per giorni, mesi e interi anni. Tutto si trascinava, i bambini piangevano e rimanevano lì, non accuditi, aspettando che smettessero e crescessero.

Per quanti inverni i loro animi dovevano ancor giacere tutti assieme come morti?

E questo, egli lo sapeva. Ogni notte, era sempre più succulenta per rendere quel popolo il suo. Erindol era ancora forte, vecchio ma potente. Come nessun altro.

Le sue lingue erano ormai penetrate tra le fronde degli alberi. Corvi, gazze ladre e giù sino al suolo, tassi, ratti, topi, insetti e vermi tra sassi, radici e cespugli si erano avvicinati a osservarli e a deriderli.

Ogni notte egli perdeva contro uno ma avanzava lo stesso.

I suoi progetti erano ormai cadenzati dalla soddisfazione di ridurre l'elimnor a un bagno di sudore, a temere la conoscenza che egli aveva acquisito. Che questa sia la pena di chi fu il primo.

Ma gli elfi son mortali. Son esseri che vivono, che soffrono e che amano. Il loro amore è diverso. Loro contemplano, come una dama che ammira il volo di un gabbiano, senza pregiudizi, nella maniera più pura e forte. Son tanto vuoti quanto pieni. Non hanno spazio per sentimenti volubili, si riempiono come calici del miglior vino e sino a quando quel calice non è vuoto, loro non gradiscono più gli altri voli, ma solo quello del gabbiano.

La loro virtù è la loro debolezza.

Amare, è la loro fine. Amare è la loro disgrazia perché anche l'intenzione più giusta si può trasformare. Il successo diventa una piccola sconfitta, il volere diviene brama, la richiesta, un ordine. Son mortali, perfetti e unici ma mortali.

Loki lo sapeva. Quel trono non era suo, lo sapeva, non gli spettava.

Il trono era sempre stato di Erindol e per molti lo sarà per sempre. Forse ci sarà un futuro dove quel trono sarà occupato, forse un'elfa lo rivendicherà per linea di sangue, forse sarà bruciato ma ora, con quel trono che ancora sente il calore del suo proprietario tutto è in mano al popolo che senza pastore brancola.

Quel trono intarsiato era la salvezza.

Questo pensò Grivian.

"La nostra salvezza è nelle nostre mani"

E dopo decenni, i sussurri di Loki presero forma. Nulla poteva essere migliore di un intento tanto nobile e generoso come salvare il proprio popolo. Grivian, della corte dei Grivianalin, colui che meglio poteva consigliare Erindol sin da quando era giovane, da quando il viaggio era appena iniziato. Come lui, forse neanche Erindol, teneva tanto al suo popolo. Amico, guida, consigliere, risorsa.

Loki lo corrompeva, come l'acqua sul ferro che lentamente logora. Ogni notte, egli perdeva contro Erindol e induceva Grivian a cercare soluzioni. Ogni alba Loki lasciava il suo operato, quella sua ostinazione a bruciare dentro quella comunità.

Una notte così, Erindol, dopo anni poté dormire tranquillo. Il suo compito forse era già terminato?

Elfi poveri ridotti in schiavitù da creature senza nome. Piccole, viscide, violente, grezze e fetide. Elfi che piangono. Così ogni secondo Loki lo tormentava. Non è forse questo un bimbo che piange? Quale sarà il suo perché di tali lamenti? Come mai quell'elfa giunge al suo Hielio così presto? Cosa farà quell'elfo con il sasso in mano? Disordine, bolgia, anarchia.

Ogni battito di palpebre, ogni momento di silenzio la sua testa e i suoi pensieri si riempivano di suoni, immagini, voci, odori, urla e visioni indescrivibili.

Per colpa di un trono vuoto. Per colpa dell'elimnor che non aiuta.

Il potere non è altro che altruismo corrotto e Grivian ormai aveva osservato troppo. Quanto poco serve per corrompere un volere giusto? Una pacca sulla spalla può diventare pugno in così breve tempo.

Grivian ogni secondo lottava, tra rispetto e sopravvivenza.

Il popolo si fidava di lui, in questo periodo Erindol era inservibile. La donna affamata bussava alla sua porta, come il pescatore fortunato, come il bambino allegro e la ragazza innamorata. Lui era l'elimnor.

Le scale per portare al trono sono poche. Sono solo una manciata ma troppe per un bambino o per un vecchio e poche per un uomo convinto. Son alte, muschiate e coperte di foglie; un tempo erano di pietra, lucide e reverenziali. Ora son come un sentiero, come una via da troppo tempo lasciata a se stessa e ridotta ad un tumulo ingrato. Ora quegli scalini erano i suoi. Il primo non è difficile, neanche il secondo che diventa scalpore nelle voci dei suoi fratelli.

Irrispettoso, traditore, ingrato.

“Facile per loro, piangono e chiedono a Grivian, amano e domandano a Grivian, son la loro guida. Sono il loro Elimnor"

Gli ultimi due gradini però sono i più difficili.

Che cosa spinge un essere a prevaricare? Cosa cambia tra un trono e una stanza? Il mantello rende ricco chi lo possiede? Uno scettro rende più reale un re rispetto ad un povero o sono solo i suoi intenti che rendono una persona migliore?

L'ultimo gradino era impossibile.

Loki, scrutava, le foglie in quel gradino non c'erano come se da quel momento tutto poteva riavere il suo vecchio splendore. La sua reale magnificenza. L'intera popolazione sarebbe stata sotto il volere di uno. Loki lo tentava, quel trono era lì a pochi centimetri dal suo cuore, dall'ottenere il potere.

Eppure quel cuore palpitante si fermò. Il popolo, in fondo quel gregge senza coraggio alcuno, non fece nulla. La sua mano si posò su quel gradino pulito, l'altra sul penultimo e iniziò a pulire quella scalinata. Poteva essere il primo, avere il potere, e scelse di essere l'ultimo. Lucidando, dando nuovo vigore al potere di Erindol. Via le vecchie foglie marce, il muschio che selvaggio dilagava. Uccidiamo i vermi che nella pietra e nella terra fanno tana. Il trono è solo di uno e Loki dentro di se digrignava i denti dalla rabbia.

Categories: , ,

0 commenti: