giugno 16, 2009

la prima era, racconto, le tentazioni di Loki, Erindol.


Questo è la prima parte del racconto che portò alla scissione degli elfi. E' stata scritto di getto, senza pensarci, calibrando la cronologia e la storia così come sono conosciuti. Non è un capitolo, semmai può essere senza problema un racconto di un bardo o uno studioso di fronte ad un camino, ad un tavolo imbandito o intorno ad un fuoco in un querceto cupo e mal ridotto..
(ringrazio Valak, della comunity della Dragons Lair, che mi ha ispirato, e fatto tornare la voglia di raccontare questo scampolo della storia di questo mondo, grazie).



I secoli ormai scorrevano.
Ciò che Loki aveva creato già si dileguava nel mondo, all'ombra delle montagne così sacre a Laeg. Il male stava iniziando a diffondersi e i progetti di corrompere la perfezione degli elfi si erano fatti sempre più assillanti e maliziosi nella mente di Loki.
Sapeva che in loro non vi era difetto alcuno se non la caducità della loro vita che seppur proseguiva più lentamente rispetto a tutto ciò che già esisteva, la contemplavano arrendendosi con rispetto al termine ultimo del loro viaggio che sarebbe stata la morte. Nel cuore di Loki, egli sapeva che questo non rappresentava altro che un modo di vivere degli stessi elfi che rispettavano la loro dipartita con onore.
Nei secoli impararono anche a celebrare questo momento chiamandolo Ermofis o fine.
"Inammissibile, spregiudicati, maledetti... "
Queste furono le sue parole, citate a denti stretti all'ombra della magnificenza dei suoi fratelli.
Erindol ormai seguiva il suo popolo. Quel che un tempo era il suo seguito, ora aveva preso piede. Vivevano senza preoccuparsi, sicuri, senza dubbio alcuno. Avevano ciò che volevano: pace e tranquillità. Lontani da quegli inverni, quelle montagne, quei mari attraversati, quelle ombre che si sentivano un tempo e ora non più. Donne e bambini apprendevano la scrittura, cercavano nomi a ciò che non conoscevano e lo studiavano. Senza saperlo costruivano.
Erindol diventò vecchio, sapeva che ciò che gli rimaneva era solo poco più che qualche altra stagione. L'elimnor, la guida, era ormai arrivato al suo Ermofis.
Loki però scrutava. Ascoltava con attenzione, sapeva, conosceva, e anelava nel cuore dell'elimnor, la brama. Come un alito di vento in uno di quei freddi inverni che gli elfi ormai conoscevano da tempo immemore; come il fitto buio di quelle notti nelle foreste in cui tutti, senza alcun motivo, si rintanavano nelle proprie stanze. Loki era lì.
Loro non lo percepivano ma alcuni si. Taluni ascoltavano il vento e credevano di sentire parole sconosciute, altri ne traevano ispirazione, segretamente, per svelare cose che forse non esistevano; molti, si rintanavano dalle proprie paure; pochi lo avevano intuito. Il dubbio, quel non sapere se ciò che si è fatto sino a quel momento sia stato un buon lavoro. Sì. Il dubbio, forse neanche Loki l’aveva capito, forse gli dei, non conoscono i loro doni quanto i suoi fedeli mortali conoscono loro. Sì, era ed è un'arma infima e terribile. S’insinua, rende imperfetto ciò che esiste. Lo rende marcio.
Così solo pochi, tre, gli prestarono attenzione, più del dovuto.
Non furono tutti colti nello stesso momento, la saggezza degli elfi è lenta a crescere e a maturare, come un frutto in terra arida. Così il primo, che conobbe la paura, fu lo stesso elimnor.
Erindol ormai era abituato, lo ascoltava, forse lo amava o probabilmente tollerava ciò che gli fu fatto conoscere. Poco o niente. O tutto.
Il dubbio gli s’insinuò nei secoli. Dopo che la vita nelle foreste degli Albori era stata già consolidata, quando la sua carica era ormai solo una leggenda. Quando noti che tutto è perfetto, lì inizia la fine. Ogni notte, ogni mattina, ogni secondo prima di poter dormire Erindol, il vecchio, il saggio, vedeva, poco ma osservava cose che nessun occhio sino a quel momento fu in grado di osservare:
Nani, così Loki glieli bisbigliò, combattevano, correvano invocavano nomi di dei che non conosceva. E poi, migliaia, di più, no, di più, ancora di più, un numero che era meglio non contare; esseri, bassi, vili e terribili. Guerra, Lotta, Morte, Ira, Assassinio.
Pochi sprazzi di qualcosa che era meglio non conoscere. Da quel che forse era vero, iniziarono le ipotesi, versioni corrotte dell'idea stessa. Quegli esseri, fuori da quel buio, vicino il loro territorio. Impossibile. Maeve era con loro, eppure, l'elimnor sapeva, che ella o egli, erano lustri di lustri che non era presente. Forse anch’ella si era evoluta, come lo stesso suo popolo.
Loki lo conquistava, egli sapeva che Erindol era debole, la sua carne marcia e bianca come polvere, bramava di poter realizzare l'ultimo gesto verso il suo popolo: difenderlo. Ogni momento era buono, conveniente, scaltro per indebolirlo e forse qualcosa Loki non capì.
Non si seppe mai come andò. Spesso dal dubbio, o dalla paura, o dalle ipotesi nascono forze, celate ai più, come un genio che compare donando luce al buio, nuove prospettive si avverano.
Erindol, nell'ultimo plenilunio dell'inverno, hielio, decise di non uscire più dalla sua stanza. Il trono ora rimaneva vuoto. Nessun elfo, per tradizione, per rispetto, avrebbe mai occupato il suo posto, almeno sino a che non si fosse compiuto il suo Ermofis. E così Erindol, l'elimnor lo contrastò. Di notte, di giorno. Il modo in cui egli si difese dalle insidie è ancora celato. Il suo corpo porta con sé nascosti i segni di quel conflitto che nessuno vide mai ma le cronache son sincere in questo: egli non sentì più la luce del sole sulla sua pelle. Attraverso tende, finestre, coltri di tessuto il suo popolo lo mirava, di tanto in tanto per rasserenarsi. Egli era per loro immortale, perfetto, era il loro ideale. Non uscì mai più, non disse mai a nessuno il perché, mai a nessuno una parola. Quando qualcuno gli parlava, egli era sempre perfetto, come un tempo, i suoi consigli ottimi, le sue parole sicure e ferme ma i suoi occhi erano sempre più stanchi, ormai era chiaro. La conoscenza era diventata una minaccia, l'unica difesa rimase l'ignoranza. Non conoscere, non vedere quale elfa partoriva, non conoscere i nascituri, non sapere cosa accadeva nel regno forse costituì l'unica difesa alla sua razza. In fondo in quei secoli, loro, i primi, avevano visto tutto per la prima volta.
Nessuno, neanche i restanti due, sapevano che cosa la loro guida passò in quei decenni contro Loki. Ed Erindol non poteva essere a conoscenza che il potere, la bramosia, erano diventate armi in mano di Loki. Quel trono vuoto aveva minato sicurezze ferree per secoli, per tutti.

Fine prima parte...
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